Mondorosa. Entrando in punta di piedi nel XIX secolo e nel mondo dell’atelier Bramby con l’incipit del romance vittoriano di Carragh Sheridan…

Entriamo anche oggi in punta di piedi nel Mondorosa di Charlotte Worth e dei protagonisti di Fin de Siècle. Amore proibito. Il libro è disponibile su Amazon in versione cartacea ed ebook (anche in lettura gratis per chi ha l’abbonamento KindleUnlimited) e racconta di amori proibiti, contrastati ma incredibilmente intensi come quello di Charlotte e Anthony che rischia di soccombere all’ipocrisia di una società castrante come quella vittoriana ma combatte fino all’ultimo per il proprio diritto di esistere e di essere vissuto fino in fondo.

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E per chi ancora non conoscesse il romanzo muoviamo i primi passi entrando nel mondo di Charlotte con i primi passaggi del romanzo, l’incipit giusto per un piccolo aperitivo che stuzzichi l’appetito alla lettura.

Capitolo 1. Un inaspettato talento

Novembre 1888
Charlotte fermò la sottile mano che reggeva l’ago per alzare il capo e osservare la collega al suo fianco.
«Ne hanno trovata un’altra – stava dicendo Theresa senza spostare gli occhi dal cucito – anche lei sgozzata. Dicono che l’abbia squartata e ne abbia estratto anche gli organi interni riponendoli accanto al cadavere. Un orrore inimmaginabile».
Gli occhi azzurri di Charlotte tornarono immediatamente al lavoro che stava ultimando.
Erano ore che lei e le altre stavano cucendo orli alle sottogonne.
Uno dei tanti lavori ripetitivi che toccavano alle sarte del laboratorio.
Non commentò l’asserzione di Theresa.
Sapeva che si stava riferendo a una delle ragazze di strada che dalla fine del mese di agosto venivano trovate morte nei vicoli dei sobborghi dell’East End.
Era ormai arrivato anche il mese di novembre di quell’anno, ma le forze dell’ordine erano ancora alla ricerca di uno squartatore, così lo avevano definito, un maniaco che da mesi colpiva solamente prostitute uccidendole e sfigurandone orrendamente i cadaveri.
«Sarebbe la quinta ormai. Dicono che il cuore non sia nemmeno stato ritrovato» concluse Theresa.
Charlotte ebbe un brivido.
Da quando quella storia era iniziata ne parlava tutta la città e lei a ogni vittima provava un senso di timore.
Una sorta di timore per ciò che avrebbe potuto essere se la sua vita avesse preso una strada differente.
Sapeva che se negli anni precedenti non avesse avuto la forza di resistere avrebbe potuto essere anche lei una di quelle ragazze, se non avesse avuto la fortuna di trovare una lavoro come aiuto sarta e dare alla sua esistenza una svolta definitiva.
Aveva trovato un lavoro che anche se umile era comunque onesto, tutta un’altra cosa che finire a vendere il proprio corpo nei sobborghi della città per procurarsi un pezzo di pane.
Era scappata dall’orfanotrofio dopo anni di violenza e umiliazioni e si era ritrovata a vivere per strada, sola in quella grande città.
Si era arrangiata come aveva potuto per qualche tempo, tra piccoli furti ed elemosine, poi aveva casualmente incontrato una giovane sarta di nome Mary che le aveva offerto ospitalità.
In cambio lei si occupava dei lavori domestici, di pulire casa e di preparare i pasti.
Un giorno Mary le aveva proposto di provare a fare qualche lavoro con l’ago, avrebbe potuto fare piccole cose, rammendi, piccoli orli, lavoretti che avrebbero aiutato Mary che spesso si portava il lavoro a casa dalla sartoria in cui lavorava.
Era stato così che Charlotte aveva scoperto di avere una particolare inclinazione e un inaspettato talento per quel mestiere.
Nel giro di pochi anni era diventata una sarta esperta anche nei lavori più complicati ed elaborati.
Iniziare a lavorare insieme a Mary in sartoria era stato quasi immediato.
Aveva lavorato in quella piccola sartoria di periferia per diversi anni, fino al momento in cui la sartoria, dopo diversi momenti di crisi, aveva chiuso definitivamente e la strada di Charlotte e quella di Mary si erano divise per sempre perché quest’ultima aveva deciso di lasciare Londra e tornare a casa dai suoi genitori in Scozia.
Non aveva più avuto notizie di Mary nonostante più volte avesse desiderato scriverle.
Ma lei non sapeva scrivere, né leggere.
In istituto nessuno le aveva insegnato a farlo e quando ne era uscita le priorità erano state ben diverse.
Sapeva giusto scrivere il proprio nome e leggerlo ma arrivare a stendere un’intera lettera era per lei impossibile così, nonostante la volontà di farlo, aveva sempre desistito ed erano trascorsi i giorni, poi i mesi e il ricordo di Mary si era sbiadito lasciando il posto a priorità come quella di lavorare e mangiare tutti i giorni.
Aveva cercato lavoro in diversi atelier di Londra, cosciente che non avrebbe potuto ancora per molto continuare a pagare l’affitto dell’appartamento senza l’aiuto di Mary.
Dopo tanti rifiuti era finalmente giunta alla ditta Bradbury & Son che, oltre al laboratorio di sartoria, aveva un negozio aperto al pubblico dove esponeva i tessuti con i quali le clienti si facevano confezionare gli abiti secondo il proprio gusto e le proprie esigenze.
Aveva da poco compiuto i diciannove anni ed era più di un anno che lavorava per Bradbury & Son,sempre chiusa nel laboratorio di sartoria a rifinire, rammendare e fare orli ai tessuti che poi passavano alle prime sarte che si occupavano di confezionare gli abiti finiti.
Un lavoro pesante e ripetitivo ma che le permetteva di guadagnare qualche soldo e aveva il vantaggio di poter alloggiare nel convitto riservato alle lavoranti della ditta senza dover pagare un affitto.
«Miss Worth» la voce di miss Smith, la responsabile del laboratorio, fece sussultare Charlotte.
La ragazza alzò gli occhi dal lavoro che stava svolgendo con mano esperta e guardò la donna, in piedi ferma al suo fianco con le mani giunte in grembo in un gesto abituale.
«Seguitemi miss Worth» disse di nuovo miss Smith con tono neutro.
Charlotte appoggiò il lavoro sul tavolo e si alzò lentamente per seguire la donna che stava già lasciando il laboratorio.
Le altre ragazze non interruppero il loro lavoro e non alzarono nemmeno gli occhi per capire cosa stava accadendo.
Solamente gli occhi scuri di Theresa seguirono preoccupati la collega fino al momento in cui scomparve oltre la porta del laboratorio.

 

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